Derattizzazione

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Derattizzazione

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Parlando delle diverse specie infestanti sarebbe giusto adesso parlare dei roditori, che spesso infestano le nostre case e i nostri edifici. Dobbiamo però prima chiarire che, quando si parla di disinfestazione da questi animali, è più giusto e di immediata comprensione utilizzare il termine derattizzazione. In Europa la derattizzazione risale a tempi remoti, quando si aveva la necessità di eliminare intere colonie di ratti, per limitare il rischio di contagio delle Peste o del Tifo.

In seguito all’affermazione di queste operazioni contro i ratti cominciarono ad affermarsi anche le figure degli “acchiapparatti”, derattizzatori professionisti che si diffusero soprattutto nel medioevo, per limitare la diffusione della peste nera. Negli ultimi decenni invece la figura dell’acchiapparatti si è unificata con quella del disinfestatore. In passato per dare vita a vere e proprie operazioni di derattizzazione si ricorreva all’uso di predatori specializzati nella caccia ai ratti, come cani, manguste e furetti, o all’uso di trappole; oggi si preferisce invece ricorrere ad altri metodi, come per esempio a trappole più innovative e a esche avvelenate e c’e da dire che ci si rivolge a questa attività con un approccio più olistico, attraverso la lotta biologica e la riduzione e differenzazione della spazzatura.

Le tecniche più utilizzate nella derattizzazione sono le trappole meccaniche (che possono uccidere i topi, oppure intrappolarli al fine di poterli poi liberare lontano dalla zona infestata), le tavolette collanti (che sono efficaci solo con i piccoli topi, mentre non funzionano con i ratti), le trappole ecologiche, che fanno cadere i roditori in vaschette piene di veleno che ne provocano la morte immediata, e il ricorso ai coagulanti, che oggi, però, sono meno usati in quanto tossici per l’uomo e poco efficaci nei confronti dei topi e dei ratti.

Vi sono inoltre metodi molto innovativi impiegati nelle lotta contro l’infestazione dei roditori, come ad esempio il ricorso a derattizzatori ad ultrasuoni che, rilasciando una frequenza superiore a quella udibile dall’orecchio umano, provocano la morte dei roditori. Dopo aver dato un quadro generale di cosa sia la derattizzazione è adesso necessario passare a descrivere le diverse specie che infestano le nostre case e i nostri edifici tenendo presente che quando si parla di derattizzazione non si intende solo la lotta contro i topi e i ratti, ma contro i roditori in generale, quindi anche contro gli scoiattoli, le marmotte, l’istrice, i castori, i ghiri e le arvicole.

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Nella cultura popolare la derattizzazione è stato il soggetto della fiaba tedesca “Il pifferaio magico” che potrebbe farci pensare ai topi come a un parassita simpatico e facile da eliminare; in realtà non sono così innocui come si potrebbe pensare, possono infatti causare ingenti danni alle riserve di cibo, domestiche e aziendali, e trasmettere malattie anche gravi; è per questo che è necessario cercare di prevenire una possibile infestazione, o se l’infestazione c’e già stata, eliminare il problema al più presto.

È inoltre importante, una volta risolto il problema dell’infestazione, mantenere sotto controllo la situazione e non ridurre l’attenzione nei confronti dei segnali di un nuovo, possibile inizio di infestazione. Il metodo derattizzante più efficace è sicuramente il ricorso a esche rodenticide, che consentono di agire velocemente e di ridurre, altrettanto velocemente la popolazioni infestanti; questo metodo non porta però a una soluzione definitiva e deve essere preso in considerazione solo dopo aver pensato a tutti gli effetti collaterali.

In quanto contenenti sostanze chimiche, velenose o nocive, in grado di provocare su chi le ingerisce lesioni e persino la morte, è giusto usare queste esche solo nel caso in cui non vengano messo a rischio persone o animali domestici. Una volta deciso di ricorrere a questo metodo è necessario scegliere contenitori idonei in funzione della specie infestante e la loro posizione deve interferire il meno possibile con l’ambiente. Le esche devono essere riposizionate nelle quantità originarie durante ogni ispezione (necessarie quando si ricorre all’uso di esche avvelenate), e le esche fuoriuscite dal contenitore, cosi come le carcasse dei roditori devono essere rimosse e trattate secondo le normative vigenti a proposito.



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